Intervista: Acero Moretti

Acero benvenuto su Years of Dust. Da qualche mese è in giro il tuo primo disco, “Best Of “. Ha un significato particolare la scelta di questo titolo? Ciao e grazie dell’invito. In effetti sono due le ragioni che mi hanno portato a chiamare il primo disco “The Best Of” La prima è che questo album è il risultato di una attività live iniziata nel 2003/2004 insieme al collettivo Microplatform, quindi sotto un certo punto di vista è veramente una raccolta dei miei pezzi prodotti in questi anni. La seconda risiede nell’ironia di chiamare un disco di esordio “The Best Of”, e sappiamo tutti che sarà una risata che li seppellirà… I tuoi testi sono molto politicizzati diretti ed incazzati. Mi pare chiaro che è importante per te veicolare messaggi che inducano a riflettere. Quanto il tuo attivismo travalica la musica?  I miei testi sono un riflesso diretto di quella che è stata la mia vita in questi anni e le esperienze che ho fatto. Parlo di ciò che mi appartiene perché sono convinto che le cose, prima di essere raccontate, debbano essere vissute. Il Rap alla fine è questo, parlare della tua realtà, ed è quello che ho cercato di fare. Hai una canzone di cui sei maggiormente orgoglioso o che per te abbia un significato speciale?  In generale, visti gli sbattimenti necessari per autoprodurre un disco, devo dire di essere orgoglioso di tutto il lavoro. C’è voluto del tempo ma forse tutto questo ha reso più gratificante la realizzazione del progetto. Da un punto di vista più personale “16 Marzo 2003” è sicuramente la canzone a cui sono più affettivamente legato in quanto parla di un avvenimento che ha segnato un punto determinante nella mia vita. Parlaci delle persone dietro alle collaborazioni che hai instaurato per il tuo lavoro, dalla produzione, alle basi passando per Drowning Dog e chi altri?  Il lavoro è frutto di diversissime collaborazioni sparse per il mondo. Devo dire che niente sarebbe stato possibile senza il supporto di Dj Malatesta  che ha curato la registrazione e mi ha dato una grossa mano nella realizzazione di tutto il progetto. Le basi sono principalmente frutto della collaborazione nata con il collettivo madrileno de “La Plataforma” attraverso il progetto Microplatform insieme con Leleprox. C’è poi una produzione di  Piloophaz della Skyzominus crew di Saint Etienne ed una che mi sono fatto home made, tanto per ribadire il concetto di autoproduzione. Per i testi nell’album ci sono due collaborazioni che considero di prestigio, una è con Drowning Dog da San Francisco nel pezzo “Antagonista a vita” e l’altra con C.U.B.A. Cabbal in “Fight”. Anche in questo caso tutto nasce dal condividere palchi e situazioni, e tutto questo spacca. Il cambiamento politico milanese è avvenuto, tu credi che qualcosa per i giovani, per gli spazi sociali e in generale per tutti quei luoghi di aggregazione fuori dalla logica affarista verranno quantomeno non più demonizzati? per così è sembrato in tutti questi anni. Come la pensi a riguardo?  Il cambiamento per essere efficace e reale per prima cosa deve essere interiore. Se non riusciamo a creare una base di cambiamento solida rimarremo sempre preda di affaristi e businnesmen, indipendentemente dal colore della loro bandiera. E’ inutile sognare un cambiamento se poi non siamo noi stessi a metterci in gioco e a rifiutare la logica di sfruttamento passivo che ci viene imposta. Dobbiamo smetterla di essere consumatori  e ritornare ad essere ideatori, e con questo ne approfitterei per ringraziare tutti i ragazzi che si sbattono per organizzare  concerti ed eventi le cui finalità non sono l’arricchimento personale ma la solidarietà. Dopodichè mi auguro che almeno per quanto riguardo Milano la situazione possa diventare almeno più sostenibile, perché negli ultimi anni in città sono stati adottati provvedimenti repressivi notevoli nei confronti delle più molteplici realtà. Acero come nasce in te la passione per la musica, cosa e quali dischi ti ci hanno fatto avvicinare? raccontaci la tua vita di ascoltatore. Come ascoltatore devo dire di avere attraversato le fasi più differenti… inizio ad ascoltare Rap e Hip-Hop nel 1993/94 affascinato dai graffiti che in quel periodo comparivano sempre più spesso sui muri di Rozzano, alcuni ancora sopravvivono e sono delle vere icone old school… Dopo qualche anno, non ritrovandomi più nella scena rap oramai veramente troppo modaiola, inizio la mia deriva punk che mi porterà a diventare dj, selezionando ska e punk,  nel KCM Sound system di Rozzano. Proprio durante una delle nostre serate, quasi per scherzo, ho ripreso il microfono in mano ed eccomi qua… alla fine ho deciso di mettermi a fare il genere di musica che mi è sempre piaciuto ascoltare… A chi non conoscesse la scena di hip hop militante milanese chi consiglieresti di andare a vedere dal vivo?  Più che consigliare dei gruppi vorrei consigliare a tutti di iniziare a frequentare posti  in cui non si venga considerati come merce, valutati in base all’abbigliamento e spremuti fino all’ultimo cent per una birra. Superato questo ogni gruppo diventa valido

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