IL DISCO PIU’ BELLO (DI IERI): BURNT BY THE SUN – THE PERFECT IS THE ENEMY OF THE GOOD

La recensione  del disco qua sotto è per presentarvi la nuova rubrica del mio blog IL DISCO PIU’ BELLO (DI IERI) dove raccoglierò i miei scritti mensili riguardo lavori usciti anni addietro, non importa la data di uscita, saranno tutti fichi e ce ne saranno anche di pessimi, ve ne accorgerete da soli.

BURNT BY THE SUN – THE PERFECT IS THE ENEMY OF THE GOOD (2003, Relapse Records)

Disco recente ma non troppo e sopratutto  ricco di sostanza il secondo full dei Burnt by the Sun, combo del New Jersey che comincia a colpire fin dal titolo con la citazione di Voltaire e non la smette fino all’ultima nota suonata dei quattordici pezzi del platter. La sequela schiacciasassi che trita death metal, grind e hardcore ipercinetico in una mistura efficace e rodata (il che vuol dire che dovete ascoltarvi anche il debut album Soundtrack to the Personal Revolution dell’anno precedente, probabilmente ancor più seminale in ambito metalcore) è un inno contro il materialismo politico-sociale che ci rende insensibili e schiavi di comandanti senza ritegno (ogni riferimento alla politica Bush non è casuale); si parte a cannone (Washington Tube Steak) ma forse non ci soprendono musicalmente fino alla rovente Forlani dove i toni si accendono definitivamente e la tenacia del gruppo fuoriesce senza remore e senza ritegno. Importante anche la parte rumoristica (35 minuti suonati e il resto dato in pasto ad effetti space horror nell’ intitolata ultima traccia) utile anche a citare Sitchin con The arrival of Nibiru. Questo disco per come suona oggi a distanza di nove anni dalla sua uscita è davvero soprendente, segno che l’audacità è stata usata a dovere e che in molti hanno preso spunto da loro in seguito (The End, Swarm of the Lotus i primi due nomi che mi vengono in mente).  The Perfect is the Enemy of the Good spicca per non essere mai banale e avanti coi tempi  (come non potrebbe esserlo se cita il mahabharata in una cazone -sinistra- come 2012 battendo sul tempo e a mani bassi chiunque). In quella dimensione metalcore dove potrebbe essere idealmente collocato, considerando inoltre quanto è inflazionato quell’ ambiente, l’album si piazza indubbiamente ai vertici di gradimento di ogni amante di musica estrema che si rispetti anche per i testi sentiti e intelligenti che altrove non sono di certo la prerogativa. Peccato inoltre  che l’ultimo album Heart of Darkness (2009) non sia stato all’altezza di questo disco, io senza indugio vi consiglio questo per l’oggettiva freschezza che sprigiona tutt’ora.

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